L’uomo duplicato (José Saramago, 2002)

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Saramago - uomoduplicato

Il caso è un ordine da decifrare. Libro di contrari

Credo sinceramente di avere intercettato molti pensieri che i cieli destinavano a un altro uomo. Laurence Sterne

L’uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d’identità un nome tutt’altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Tertuliano Máximo Afonso. Il Máximo e l’Afonso, di applicazione più corrente, riesce ancora ad ammetterli, a seconda, però, della disposizione di spirito in cui si trovi, ma il Tertuliano gli pesa come un macigno fin dal primo giorno in cui ha capito che l’infausto nome si prestava a essere pronunciato con un’ironia che poteva essere offensiva. E’ professore di Storia in una scuola media, e la videocassetta gli era stata suggerita da un collega di lavoro che tuttavia non si era dimenticato di preavvisare, Non che si tratti di un capolavoro del cinema, ma potrà intrattenerla per un’ora e mezza. In verità, Tertuliano Máximo Afonso ha un gran bisogno di stimoli che lo distraggano, vive da solo e si annoia, o, per dirla con la precisione clinica che l’attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d’animo comunemente nota come depressione. Per avere un’idea chiara del suo caso, basti dire che è stato sposato e non si ricorda di cosa lo abbia portato al matrimonio, ha divorziato e ora non vuole neanche ricordarsi dei motivi per cui si è separato. In compenso, da questa mal riuscita unione non sono nati figli che ora sarebbero lì a pretendere gratis il mondo su un vassoio d’argento, ma la dolce Storia al cui insegnamento lo hanno chiamato e che potrebbe essere il suo cullante rifugio, la vede ormai da lungo tempo come una fatica senza senso e un inizio senza fine. [...]  

(Einaudi 2003, traduzione di Rita Desti)

Un “inizio senza fine”, questo di José Saramago. Un inizio che mi costringere a tagliare, dato che il primo paragrafo finisce quasi due facciate più in là. Non si tratta dell’unico incipit del grande scrittore portoghese che abbia questa caratteristica che lo accomuna ad un altro autore che amo molto – William Faulkner. Così è, prendiamo atto e cerchiamo perlomeno di iniziare a capire con che tipo di situazione narrativa abbiamo a che fare.

Il testo sembra subito porci di fronte ad un problema, quasi ad un paradosso: il titolo – L’uomo duplicato – trova un’immediata corrispondenza nelle primissime due parole del libro – l’uomo. Con il nome che si ritrova, però, l’uomo in questione sembrerebbe essere tutto fuorchè duplicabile. Eccoci quindi a maneggiare senza neanche aver avuto il tempo di metterci un momento a nostro agio, una domanda pesante: l’uomo duplicato che supponiamo essere al centro del libro che abbiamo in mano è Tertuliano Máximo Afonso? La domanda generica su come si faccia a duplicare un uomo che forse ci siamo già posti leggendo il titolo, si intensifica quando l’uomo di cui facciamo immediata conoscenza ci viene presentato subito come un individuo reso unico da un nome difficile da digerire per la sua – scomoda – singolarità.  L’ipotesi che sia proprio Tertuliano Máximo Afonso l’uomo che – chissà come – risulterà duplicato, è peraltro molto plausibile per il semplice fatto della sua assoluta preminenza in queste prime righe. Il riferimento esplicito a quello che è scritto nella sua carta di identità – il documento di individuazione per eccellenza – sembra suggerire che sarà proprio la questione dell’identità del protagonista al centro del libro (e forse, per estensione, la questione dell’identità tout court).

Nonostante il nome singolare, comunque, il nostro sembra un uomo comune: svogliato insegnante di Storia, tendente alla depressione, annoiato, tiepido. La vita sembra capitargli, senza che ci sia volizione da parte sua – un uomo senza qualità, insomma. Della sua vita pare si possa dire come del suo lavoro: “una fatica senza senso.”

Queste le ordinarie premesse di una storia il cui titolo ha dello straordinario e il cui significato rischia di essere nascosto nelle pieghe delle due epigrafi tratte dal Libro di contrari e da Sterne.

Forse che il passaggio dall’ordinario allo straordinario avrà a che fare con la videocassetta che Tertuliano Máximo Afonso si appresta a noleggiare? La posizione forte di questo dettaglio potrebbe indurci a pensare che sia proprio così, o forse si tratta solo di un dettaglio insignificante, parte dell’insignificanza della vita del protagonista.

Ma chi ci racconta questa storia? Questo tipo di voce, distaccata, autorevole, sofisticata ed ironica merita una sosta – la prossima.

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